L'8 Luglio 2015 si è svolta la terza edizione del concorso "Il tuo Erasmus con ESN", indetto da Erasmus Student Network Italia in collaborazione con CREA Summer accademies, che metteva a disposizione 4 borse di studio, del valore di 500 euro ciascuna, per studenti iscritti nelle Università italiane nella quali è presente una sezione di ESN, in partenza con il programma Erasmus+ per l'anno accademico 2015/16.

Al concorso hanno partecipato oltre 3000 studenti da tutta Italia e i migliori elaborati, selezionati da una commissione nazionale, partiranno per l'Erasmus con un bonus di merito di 500 euro.

Purtroppo il premio di consolazione è sempre il più amaro, ma l'elaborato di Aurora Stramacci, studentessa di Scienze Politiche all'Università degli Studi di Roma 3,  prima degli non vincitori del concorso, merita di essere pubblicato perchè veramente degno di nota.

Aurora ha saputo sintetizzare, in 3 facciate di foglio protocollo, la situazione dell'Europa di oggi e le sue parole devono essere prese ad esempio per costruire un'Unione Europea migliore.

Grande Aurora, fieri di te

 

QUESTA LA TRACCIA DEL CONCORSO

 

La diatriba Italia - Francia sulla questione migranti. Le scene di Ventimiglia riprese dai giornali, le difficoltà dell'Unione Europea di intervenire nell’annosa questione della gestione dei flussi di immigrazione clandestina. 

E poi il rischio default della Grecia, il referendum indetto, la decisione rimessa al popolo greco se accettare i termini proposti dall’Unione Europea in cambio dei nuovi prestiti di salvataggio al Paese. E la proposta dei creditori respinta dal 61,3 % degli elettori greci.

Sono solo due degli ultimi episodi più eclatanti che in qualche modo stanno scuotendo quello che al momento della sua nascita, il 7 febbraio 1992 con il Trattato di Maastricht che istituiva l'Unione europea, doveva essere la realizzazione di un sogno: i Paesi dell’Europa riuniti sotto un’unica bandiera.  

Alla luce in particolare modo dell’ondata di euroscetticismo che ha investito Paesi quali la Spagna con la recente vittoria in alcune città di Podemos, in Polonia con la vittoria del Pis di Andrzej Duda, sommata a quella recente di David Cameron in Gran Bretagna, il concetto di Unione Europea è al centro del dibattito politico in alcuni Paesi.
 
Il programma Erasmus ha rappresentato e rappresenta però uno dei risultati di maggior successo di questa Europa unita. A pochi mesi dalla tua partenza e in quanto fruitore di una borsa di mobilità europea, cosa rappresenta per te oggi l'Unione Europea? 

Quale credi sia la valenza di un simile progetto politico, oggi più che mai sotto gli occhi dei riflettori mondiali, e l’impatto che esso ha non solo sulle politiche nazionali quanto sulla quotidianità dei singoli? Ha ancora senso oggi definirsi “cittadini europei” capaci di superare barriere geografiche, politiche e 
linguistiche?"

 

E QUESTO L'ELABORATO DI AURORA

 

L'AMICA DI BRUXELLES

 

Ci passiamo tre giorni, io e l’Unione Europea. Quattro Febbraio 1992, sette febbraio 1992. Io nata a Roma, lei a Maastricht. Lei da tanti progenitori, io, tendenzialmente, solo da due. Entrambe acquario, seconda decade. Lei poliglotta, io un po’ meno. Lei molto nota in tutto il mondo, io un po’ meno.
Siamo cresciute insieme, abbiamo confidenza, tanto che la chiamo con svariati soprannomi: UE, EU, Europa, Unione.
Siamo nate in un’annata particolare, mentre una prima Repubblica moribonda si puliva le mani in tribunale, quel tribunale che diventava un po’ più vuoto per colpa di certi signori siculi un po’ balordi; ero lo stesso 1992 della guerra in Somalia e del grunge di Seattle. Era l’anno di chissà quante altre storie, a saperle tutte. Abbiamo intrapreso ognuna il proprio percorso, ci siamo incontrate a Londra, Lisbona, Edimburgo, Madrid e chi più ne ha più ne metta. In ogni posto mi mostrava un volto diverso e non nascondo che talvolta non mi viene facile starle dietro.

Adesso, detto tra noi, credo sia leggermente bipolare,o almeno un po’ schizzata. Dovrebbe andare in analisi, le farebbe bene. Circa due settimane fa ha dato il meglio di sé: arriva questo tipo, Zoro, dall’Eritrea o dal Burundi, ora non ricordo, arriva non si sa come passando per deserti, zone di guerra, attraversando il mare e il Bel Paese. La vicenda ha un po’ scosso UE. Prima lo accoglie, un po’ scocciata, ma lo accoglie; poi dopo una bottiglia di Champagne, tutta in ghingheri nel suo tailleur Chanel, gli sbatte la porta in faccia con un altisonante “adieu” . Questione di poco e me la ritrovo in divisa, un pronunciato baffo alla Super Mario, che lo carica su una Fiat e se lo porta in questura. Roba da matti e vi assicuro che è solo una di una lunga serie di stranezze.

L’ho invitata a cena, abbiamo parlato un po’, era decisamente in crisi. Mi ha raccontato di tutte queste sue personalità in conflitto, aveva paura di perdersi qualche pezzo per strada. Allora, diceva di aver smesso di mangiare ghiros da un po’, evitava la vodka, che non è che faccia proprio male. Sembra che da Harrods non gradissero molto la sua presenza, sembra che le preferissero il Pakistan. “Il Pakistan – mi fa – Ma stiamo scherzando?”. Non andava più d’accordo con “Le Penn”, con il verde, con i grilli, con i referendum. Si è sfogata parecchio e alla fine ha chiesto un parere. Che responsabilità, che potevo dirle? Con che competenza, cosa sono una “psicostatista” io? Guardavo le stelle gialle sulla sua tonaca blu, la seguivo con lo sguardo in movimento circolare e ripetevo, ripetevo il cerchio. Sembrava non vi fosse via d’uscita o soluzione alcuna. Rimanevo in silenzio e lei giù a lamentarsi in tedesco e a quel punto chi la capiva più? Intuivo, però, che non aveva voglia di rientrare a Bruxelles, intuivo che si sarebbe messa volentieri uno zaino in spalla, preso treni, pullman, girato atenei, bevuto birra a buon mercato, condiviso stanze, sogni e culture. Ci siamo congedate, non troppo bene. Avvertivo una certa distanza tra noi.


Roma, 8 Luglio 2015


Ciao UE, Qui fa caldissimo, lo sai? E per fortuna che dentro l’Università c’è l’aria condizionata, starai più fresca lassù in Belgio.  Mi chiedevo di te, guarda le coincidenze, a volte. Mi chiedevo proprio di quel parere che non ho saputo darti l’ultima volta. Sto per partire, vado a Cracovia, in Erasmus, scrivo un tema su di te e, se vinco il concorso, mi sganciano 500 euro; usiamo ancora l’euro, no? Non ti offendere, non lo faccio solo per i soldi, dai. E’ complicato. Però, siccome siamo ancora amiche dirò, senza giri di parole, cos’è che penso di tutto questo. Ci sono stati momenti in cui mi hai reso davvero orgogliosa. Come quella volta che ti sei avventurata ad est ed hai dato una possibilità a chi, fino a quel momento, sembrava distante anni luce; hai permesso ai cittadini di muoversi e integrarsi liberamente; hai messo un lettone e un portoghese nello stesso corso di studi; hai perfino vinto il premio Nobel! Ti prego, non dirmi che ora tutto ciò ha perso un significato, non dirmi che ti arrendi agli scettici, agli ultranazionalisti, ai populisti.

Non essere troppo rigida, troppo rigorosa, l’identità, UE, si costruisce sul comune sentire, suona a tutti la stessa musica, come negli anni ’90, quando a scuola ci insegnavano l’Inno alla Gioia. Poi, ognuno la recepirà con una diversa sfumatura, perché siamo così, noi europei, diversi e molto simili.

Mi viene in mente una frase di Churchill: “Gli italiani vanno alla guerra come fosse una partita di pallone e vanno alle partite come fossero guerre”. E’ vero, Winston, è vero. Ma è vero anche che abbiamo combattuto le stesse guerre, che condividiamo le stesse passioni. A presto, stammi bene.

Aurora Stramacci